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IL MISTERO GRILLO

Chi è oggi Beppe Grillo? E’ l’unico possibile salvatore della patria o è uno che lavora per far fuori il Pd e per far eleggere Berlusconi a Presidente della Repubblica?

Grillo si dice onesto. Sostiene di essere l’unico a dire la verità e ad essere nel giusto. Ma, con la sua colorita capacità oratoria, aggredisce verbalmente e insulta tutti: politici, giornalisti e persino gli elettori se non votano come lui vorrebbe. Ultimamente non ha risparmiato insulti persino alle ottime persone che solo due mesi fa voleva far eleggere alla Presidenza della Repubblica.

Per i suoi sostenitori, e stando a ciò che lui dice, è un uomo che ha usato la sua popolarità per dare voce agli invisibili, agli esclusi dal lavoro, ai giovani, alle liste civiche, ai cittadini volenterosi e onesti che si battono per cambiare le cose e ha deciso di passare all’azione per far crollare un sistema ingiusto e corrotto dal suo interno.

I fatti, però, fino ad adesso, dicono che il M5S ha consegnato il governo nelle mani dei partiti che dice di combattere e restituito un enorme potere a Berlusconi. In più, si è battuto per la diaria ed ha discusso prevalentemente dei problemi finanziari dei suoi parlamentari.

Cosa vuole fare Grillo per i giovani, i disoccupati, gli artigiani e i piccoli imprenditori a cui ha chiesto il voto? Cosa vuole fare adesso, non in un futuro remoto? Sembra quasi che il M5S abbia paura delle responsabilità e preferisce l’opposizione. Certo, demolire ed essere contro, e’ facile. Ma cosa vuole costruire? E, innanzitutto, quando? Come? Con chi? Beppe Grillo si dimostra molto bravo con le parole! Ripete frasi fatte di solo denuncia. Ma non propone nessuna terapia.

Ricordo una conversazione tra Beppe Grillo e un disoccupato che gli chiedeva aiuto alla fine di un comizio: ” TI DAREMO 1.000 EURO AL MESE PER TRE ANNI, NEL FRATTEMPO TI RIMETTI IN PIEDI E CERCHI UN NUOVO LAVORO “. Quando manterrà la promessa?

Le cronache di ogni giorno ci dicono di gente che tempo non ne ha. E allora dire “niente accordi” comporta una precisa responsabilità. Quella di abbandonare le persone in difficoltà e gli esclusi dal lavoro a loro stessi. E da quel giorno, ogni morto in più è, pro quota, anche colpa di Grillo.

Il flop del Movimento alle elezioni amministrative dovrebbe farlo riflettere sul fatto che agli Italiani non servono solo denunce dei guai, ma anche proposte di soluzione. Qui ed ora, nelle condizioni politiche presenti, non in un futuro indeterminato.

Forse farebbe bene a chiudere la sua campagna elettorale permanente, e se è la persona seria e preoccupata del bene dell’Italia e degli italiani che dice di essere, iniziasse a dimostrarlo adesso. Da subito.

Se non lo fa, sarà lecito pensare che o non è onesto o che, se in buona fede, è un megalomane apparentemente geniale e completamente fuori di testa.

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OLTRE L’ANTIPOLITICA 2

Il Movimento 5 Stelle, a sentire Beppe Grillo, vuole fare una pacifica rivoluzione, ma solo quando avrà ottenuto la maggioranza assoluta. Forse mai o, comunque, non per adesso.

Il PDL non è credibile come forza in grado di produrre la rigenerazione di cui il Paese ha urgente necessità.

Il disastroso percorso compiuto dal PD per giungere alla rielezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica e al varo del Governo Letta ha inferto un colpo mortale alle speranze di una politica in grado di riformare l’Italia.

Le quotidiane scaramucce fra gli alleati di Governo evidenziano che Letta non potrà né fare né durare granché.

Questo è lo stato dell’arte politica in Italia. E non è un bel vedere.

Alla crisi dell’economia e a quella della politica, si aggiunge la crisi del capitale di fiducia a disposizione degli Italiani.

 La fiducia è il capitale sociale più prezioso per ogni comunità di persone, ad ogni latitudine, ad ogni livello. Gli effetti auto-rinforzanti della crisi economica e quelli della democrazia rappresentativa hanno fatto precipitare la fiducia nelle istituzioni a livelli allarmanti. I costi della politica, spropositati e ingiustificati, e la corruzione diffusa hanno ulteriormente peggiorato la situazione. I palazzi sono stati sordi e chiusi, i cittadini sempre più indignati e incavolati. C’è, quindi, un rapporto spezzato che dovrà essere faticosamente e pazientemente ricostruito.

Di seguito provo a formulare un breve elenco di ciò che sarebbe necessario fare:

  • I reati dei politici contro l’interesse pubblico debbono essere sanzionati più duramente e più celermente.

  • I partiti devono darsi un forte codice etico e prevedere che chi ricopre cariche pubbliche debba attenersi a comportamenti esemplari nella vita pubblica e in quella privata. Un capo di governo (ma nemmeno un consigliere comunale) può comportarsi da evasore fiscale o da spregiudicato puttaniere. Ma non si tratta solo (come pure è urgente) di riportare etica nella politica.

  • Bisogna cercare nuove strade che portino i cittadini ad incontrarsi e a dialogare con chi li governa o li amministra.

Accrescere il capitale fiducia è una priorità per rimettere in moto il Paese e la sua economia. Ma è anche una necessità per ricostruire un clima di convivenza civile e collaborativa in un contesto globale che richiede un recupero di innovazione, cambiamento e modernizzazione in uno sforzo collettivo. I casi dell’Ilva a Taranto o della Tav in Val di Susa devono suonare come un campanello d’allarme. Da quelle pericolose contrapposizioni si può uscire per un unica stretta via: la capacità di dialogare.

Per ricostruire il rapporto di fiducia tra istituzioni pubbliche e cittadini non sarà sufficiente fornire più informazioni, ma è indispensabile che chi guida le istituzioni sia disposto all’ascolto e sappia dare valore alla capacità dei cittadini di portare informazioni, punti di vista, idee e proposte.

OLTRE L’ANTIPOLITICA

In questi anni difficili l’Europa non soffre solo per i deficit di bilancio e le politiche di austerità, ma anche e soprattutto per i deficit di democrazia e libertà, dato che il potere di chi decide per noi in Europa e nei nostri governi è più che mai lontano.

Lo tsunami dell’antipolitica che si è abbattuto con tutta la sua forza dirompente sui sistemi democratici più fragili, in particolare nell’Europa in recessione, ha fatto emergere le contraddizioni, i limiti e le degenerazioni della democrazia delegata alla tradizionale forma partito.

Il caso dell’Italia è significativo. L’Italia è una Repubblica Parlamentare ed un sistema di democrazia rappresentativa, ove, con l’attuale legge elettorale, votiamo partiti che sostanzialmente nominano i loro rappresentanti al Parlamento, i quali poi decidono per noi.

La crisi della democrazia italiana è sempre più evidente, ed è anche irreversibile in presenza di una economia che sembra destinata ad una lunga stagnazione. Da più parti si lanciano allarmi affinché si prenda coscienza che questa crisi può avere due soli sbocchi: o autoritarismo o passaggio ad una democrazia più reale, più diretta e partecipativa.

Io credo che sia importante impegnarsi e lavorare, da subito, per ridurre il rischio di soluzioni populistiche e fare, in fretta, passi decisi in direzione di un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni di interesse pubblico.

E’ urgente che si arrivi presto all’elezione di un Presidente dell’Unione Europea eletto direttamente dai popoli. E che in Italia si reintroduca un sistema elettorale in grado di fare in modo che i Parlamentari siano scelti dai cittadini italiani e non più dai partiti.

O CI RESTITUITE I SOLDI DELL’IMU O IL GOVERNO MUORE!

“Questo e’ un accordo di governo: se non ci sarà la cancellazione dell’Imu a partire da giugno e se non ci sarà la restituzione di quanto pagato nel 2012 non c’è più il governo”. L’ha detto chiaro e tondo Renato Brunetta. L’ex ministro del Governo Berlusconi è un politico di fermi principi. Le sorti del Governo Italiano sono appese ai soldi dell’IMU.

Brunetta ha ottime ragioni per questa sua nobile battaglia. Lui sa bene come questa tassa sia iniqua e insopportabile per i contribuenti italiani.

Lui stesso, poverino, paga l’Imu per il suo appartamentino a Venezia ed anche per una modesta casetta di 420 metri quadri con terreno e piscina vicino Todi, oltre che per l’appartamento di Roma cedutogli benevolmente dall’INPDAI per soli 113 mila euro e per la sua villetta di 210 metri più 600 metri di giardino e frutteto a Ravello, sulla Costiera Amalfitana, ricavata da un un piccolo rudere acquistato per 65 mila euro nel 2004.

Vien da chiedersi quanto mai avrà pagato Brunetta per l’IMU nel 2012? Nel suo perentorio rivendicare  la restituzione dell’IMU, l’ex ministro fa tornare in mente la storica frase di Garibaldi alla battaglia di Calatafimi : “Qui si fa l’Italia o si muore”.

Certamente il professor Brunetta non ne fa una questione personale; lui ha certamente a cuore il futuro degli Italiani più colpiti dalla crisi, quelli che hanno perso il lavoro, i mono reddito, i giovani. Però, sul punto non è disposto a fare sconti: o restituite l’IMU o cade il Governo!

ITALIANI, BRAVA GENTE.

3 Maggio 2013

Un sondaggio SWG consacra Letta come il leader politico più stimato dagli Italiani con un consenso del 62%. Eppure fino ad una settimana fa, il nuovo capo del Governo era quasi sconosciuto ai più. E’ bastato un discorso serio e appassionato al Parlamento e qualche passaggio televisivo per renderlo ben accetto alla pubblica opinione. E’ la riprova di come la maggioranza dei nostri concittadini sia (forse fin troppo) generosa nel dare fiducia al nuovo. Purtroppo per gli Italiani, però, seppure Letta può essere considerato nuovo, la maggioranza politica che lo sostiene non solo è vecchia, ma anche piuttosto marcia.

I bravi Italiani capiranno presto che se Enrico Letta promette bene, i partiti di maggioranza non promettono niente di buono.

NE’ ACCORDO,  NE’ INCIUCIO! SOLO UN PATERACCHIO SENZA FUTURO.

1 Maggio 2013

Il nuovo Governo è appena insediato. Il neo Presidente Letta ha dimostrato con il suo discorso programmatico di avere le qualità necessarie al ruolo: è europeista, innovatore, consapevole della gravità della crisi. Mette al primo punto del suo discorso programmatico il tema del lavoro, l’urgenza di concentrare l’azione del nuovo Governo sulla lotta alla disoccupazione. Il discorso fa ben sperare, ma, passano poche ore e si capisce che il Governo Letta è nato morto. Berlusconi, il padrone della maggioranza che sostiene il Governo, detta le sue condizioni assurde e irricevibili. Diventa subito chiaro che non c’è nessun Accordo politico e, probabilmente, nemmeno un inciucio. L’attuale grande coalizione mostra tutta la sua fragilità e appare per ciò che è: un pateracchio senza futuro.

ACCORDO o INCIUCIO?

29 Aprile 2013

C’è una linea di confine fra un accordo politico ed un inciucio? Proviamo ad individuarla.

Un accordo politico fra forze diverse è una cosa serissima; è una collaborazione fra partiti di diversa o opposta visione che si impegnano a dialogare e collaborare per affrontare problemi di interesse generale. Un inciucio è la spregevole pratica, che l’Italia ha già conosciuto negli ultimi decenni, con la quale squallidi politicanti e gruppi di potere si accordano di nascosto per scambiarsi favori e conservare illeciti privilegi.

Il confine fra Accordo Politico e inciucio è nella realtà italiana molto incerto, una linea sottile e precaria, tenuta insieme a fatica dai pochi che praticano la politica come arte nobile ed etica, ma continuamente minacciata dalla maggioranza dei cinici politicanti di professione che hanno sgovernato finora l’Italia.

Il nuovo Governo che si appresta a nascere navigherà in acque molto agitate e a ridosso della linea di confine fra la Politica con la P maiuscola, quella che realizza il cambiamento e le riforme che servono all’Italia e il tradizionale inciucio, l’intrigo fra poteri che vogliono conservare se stessi il più a lungo possibile.

Solo i fatti potranno chiarire se fra PD e PDL c’è stato e ci sarà un accordo politico o un inciucio, se prevalgono i Politici o i politicanti.  Ogni atto del nuovo Governo ci chiarirà la vera natura di questa difficilissima fase della storia italiana.