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OLTRE L’ANTIPOLITICA 2

Il Movimento 5 Stelle, a sentire Beppe Grillo, vuole fare una pacifica rivoluzione, ma solo quando avrà ottenuto la maggioranza assoluta. Forse mai o, comunque, non per adesso.

Il PDL non è credibile come forza in grado di produrre la rigenerazione di cui il Paese ha urgente necessità.

Il disastroso percorso compiuto dal PD per giungere alla rielezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica e al varo del Governo Letta ha inferto un colpo mortale alle speranze di una politica in grado di riformare l’Italia.

Le quotidiane scaramucce fra gli alleati di Governo evidenziano che Letta non potrà né fare né durare granché.

Questo è lo stato dell’arte politica in Italia. E non è un bel vedere.

Alla crisi dell’economia e a quella della politica, si aggiunge la crisi del capitale di fiducia a disposizione degli Italiani.

 La fiducia è il capitale sociale più prezioso per ogni comunità di persone, ad ogni latitudine, ad ogni livello. Gli effetti auto-rinforzanti della crisi economica e quelli della democrazia rappresentativa hanno fatto precipitare la fiducia nelle istituzioni a livelli allarmanti. I costi della politica, spropositati e ingiustificati, e la corruzione diffusa hanno ulteriormente peggiorato la situazione. I palazzi sono stati sordi e chiusi, i cittadini sempre più indignati e incavolati. C’è, quindi, un rapporto spezzato che dovrà essere faticosamente e pazientemente ricostruito.

Di seguito provo a formulare un breve elenco di ciò che sarebbe necessario fare:

  • I reati dei politici contro l’interesse pubblico debbono essere sanzionati più duramente e più celermente.

  • I partiti devono darsi un forte codice etico e prevedere che chi ricopre cariche pubbliche debba attenersi a comportamenti esemplari nella vita pubblica e in quella privata. Un capo di governo (ma nemmeno un consigliere comunale) può comportarsi da evasore fiscale o da spregiudicato puttaniere. Ma non si tratta solo (come pure è urgente) di riportare etica nella politica.

  • Bisogna cercare nuove strade che portino i cittadini ad incontrarsi e a dialogare con chi li governa o li amministra.

Accrescere il capitale fiducia è una priorità per rimettere in moto il Paese e la sua economia. Ma è anche una necessità per ricostruire un clima di convivenza civile e collaborativa in un contesto globale che richiede un recupero di innovazione, cambiamento e modernizzazione in uno sforzo collettivo. I casi dell’Ilva a Taranto o della Tav in Val di Susa devono suonare come un campanello d’allarme. Da quelle pericolose contrapposizioni si può uscire per un unica stretta via: la capacità di dialogare.

Per ricostruire il rapporto di fiducia tra istituzioni pubbliche e cittadini non sarà sufficiente fornire più informazioni, ma è indispensabile che chi guida le istituzioni sia disposto all’ascolto e sappia dare valore alla capacità dei cittadini di portare informazioni, punti di vista, idee e proposte.

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